Intervista ad Alan Pauls
di Miguel Osset
En Literalia
Fino ad oggi hai pubblicato "El pudor del pornografo", "El coloquio", "La traicion de Rita Hayworth" e "Wasaby" [nessuno di questi titoli è stato tradotto in Italia, N.d.T.], che è una scrittura di lunghe conversazioni. Non so se si può già parlare di un genere a parte...
In realtà direi che l'unico romanzo davvero "conversazionale" è "El coloquio", poichè "La traicion de Rita Hayworth" in realtà è un saggio sull'omonima opera di Manuel Puig. In ogni caso, l'unica cosa che interessa è che in ciò che scrivo torna sempre la questione dell'interscambio, il che è risulta essere più generale e antropologico delle conversazioni.
Mi interessa molto il tipo di interscambio che c'è fra le cose, gli esseri umani, i fenomeni, i luoghi. La conversazione, invece, è solo un caso di interscambio, come potrebbe esserlo anche la corrispondenza amorosa di "El pudor del pornografo". Però una relazione -diciamo amorosa o di coppia- supporrebbe un tipo più complesso di interscambio. E' questo il caso dell'ultimo romanzo, "Watabi".
Per uno scrittore c'è qualcosa di più mostruoso della propria vita?
Per me, no. Ma non so se è così per tutti gli altri scrittori. La mostruosità della mia vita è la condizione che rende possibile il fatto che io ci scriva sopra. In altre parole, affinchè la mia vita si converta in un libro, è necessario che sia mostruosa, il che implica che io debba poter scoprire nella mia esistenza alcuni nuclei di mostruosità o fenomeni di disordine e convertirli poi in forza mostruosa.
L'unica maniera che hi scrivere sulle mie esperienze è considerarle aliene, e la mostruosità è un modo per farlo, per renderle irriconoscibili.
"Wasabi" è il primo romanzo in cui lavoro in maniera deliberata con materiale autobiografico, però esso appare degenerato dal principio della mostruosità, quindi in tutto il romanzo appare stravolto da una vertigine mostruosa, e questo riguarda tanto le relazioni amorose quanto la letteratura e il viaggio di uno scrittore attraverso terre straniere, o la sua relazione con l'editore, il luogo dove si trova, il contesto...
Ad un lettore medio, che magari non ha familiarità con la letteratura argentina attuale, i primi nomi che vengono im mente sono gli inevitabili Borges, Cortazar, Sabato...Questo non vi impone un certo peso? Esiste un complesso di Edipo tra voi o, al contrario, accettate serenamente di dover portare avanti tanta tradizione?
Non credo al complesso di Edipo, poichè non siamo nè figli nè nipoti di questi scrittori, al massimo bisnipoti. In ogni caso l'albero genealogico si è tanto ramificato che siamo fortunatamente abbastanza fuori dal loro dispotico raggio di influenza.
Io distinguerei, comunque, in questa Santissima Trinità che hai citato, i nomi di Borges e Cortazar con quello di Sabato. Se infatti con i primi due può esserci un contatto, con il terzo sicuramente no. Sabato è completamente assente da qualsiasi immaginario di scrittore argentino di oggi, è un personaggio publico, come un ministro, un ambasciatore plenipotenziario dell'umanesimo internazionale, il che è quasi il colmo per uno scrittore.
Tra Borges e Cortazar e noi c'è stata una generazione letteraria che ha rotto con questa spinta che obbligava a sentirsi loro figli. Manuel Puig, ad esempio -che essendo purtroppo una specie di buco nero delle lettere in Argentina- sta in mezzo. Puig introdusse concetti di rottura su come bisogna scrivere letteratura in Argentina. Idee molto radicali.
E poi questo è un paese che ci ha fatalmente insegnato a diffidare di tutto ciò che è argentino, a fuggire terrorizzati, fino al punto di provare a lungo vergogna per il fatto di essere argentino, di essere figlio di un paese assassino, bestiale, mediocre...dunque mettere qualcosa in mezzo è stata una specie di salvezza.Encontrado en: http://www.literalia.it/pauls.htm